Fünf vor Mitternacht: cinque minuti a mezzanotte.

Contrariamente a quanto uno potrebbe pensare, soprattutto a dicembre quando siamo proiettati al countdown di fine anno, quando in tedesco si dice “Cinque minuti a mezzanotte!”, “Es ist Fünf vor Mitternacht”, c´è poco da stare allegri.

L´espressione nasce da lontano, dai tempi in cui campanari e costruttori di campanili si arrampicavano su fragili impalcature di legno, senza protezione alcuna ne´ dalla cadute ne´ dai rumori, e venivano avvertititi dal capo cantiere di quando era il momento di scendere, in fretta, dalla impalcatura.

Bisognava farlo prima che scoccasse il rintocco delle 12: le vibrazioni delle campane avrebbero potuto fare una pressione tale sull´aria da scalzare gli operai dalle assi o spezzarne i timpani protetti al massimo da tappini di cera. Allora, dal basso, quando la lancetta era a cinque tacche dal XII, un grido richiamava gli operai. Scendere, subito, ora! FÜNF VOR MITTERNACHT!

Cinque minuti prima o cinque minuti dopo la mezzanotte?

Quelle settimane di troppo spese a discutere e rimandare decisioni. Gioie e dolori del federalismo tedesco.

Domenica 13 dicembre, 11:30. Markus Söder, Premier della Baviera: “…denn Corona ist außer Kontrolle geraten, die Lage ist eigentlich Fünf vor Zwölf”, “perché il Coronavirus è andato fuori controllo, la situazione è di fatto cinque minuti prima della mezzanotte”.

La replica arriva alle 22:00 della sera stessa sugli schermi della tv pubblica ARD, per voce del rappresentante degli anestesisti tedeschi, Uwe Janssens: “Es ist fünf nachZwölf. Man hat das jetzt wirklich erkannt und die Reißleine gezogen.“, “Siamo ai cinque minuti DOPO la mezzanotte. Adesso lo si è veramente compreso e tirato il cavo di emergenza”.

Di riunione in riunione, fino al momento in cui tirare il freno di emergenza.

La Repubblica Federale Tedesca ha una Costituzione “iper-federale”: ogni Land ha un suo Ministro degli Interni (ci sono 16 polizie piú una Polizia Federale), un Ministro dell´Educazione (qui anche i cicli scolastici obbligatori sono differenti da un Land all´altro), un Ministro della Salute (in totale 17 = 16 dei Länder piú Spahn, il Ministro Federale della Salute).

In questi ambiti – sicurezza, limitazioni ai movimenti e ai contatti, coprifuoco, chiusura locale ed esercizi, gestione di ospedali e uffici di Igiene, scuole e asili – i Länder hanno la primazia e il Bund (la Federazione) ha un ruolo di supporto e complemento sulle materie che non possono essere gestite a livello locale, hanno bisogno di un finanziamento federale, o hanno rilievo internazionale.

Le riunioni di questi mesi tra Merkel e i capi dei Länder non sono come a volte vengono raccontate, specialmente in Italia: non c´è una Merkel che detta la linea, piuttosto una che ammonisce, propone, spiega, sbatte il pugno sul tavolo… e a volte va in ritirata tattica, in attesa del momento più opportuno per agire. Tipo guerriglia psicologica. Il più calmo vince. Il più astuto. Da quindici anni, salvo poche eccezioni, si tratta di Merkel.

I momenti chiave sono questi, riassunti in una timeline:

Sembrava funzionare, questo Lockdown-light, poi…

Come siamo arrivati ai “cinque minuti a mezzanotte”?

Quando abbiamo perso il controllo della situazione: tavola 1.

La prima risposta sta in questa tavola, dove vi mostro le nuove infezioni giornaliere in Germania. Quando la Cancelliera formula la sua “profezia”, il 28 settembre, le nuove infezioni si aggiravano attorno alle duemila quotidiane.

Il 2 novembre entriamo nel nostro Lockdown-light, ispirato da tre principi: scuole e Kindergarten aperti, commercio aperto, confini aperti. Tutto il resto – ristorazione, locali, cultura, tempo libero e turismo – chiuso.

Un parziale effetto positivo si vede nei giorni successivi: a partire dal 8 novembre la curva non e´piu esponenziale. Si appiatisce e diventa un plateau. Ma a un livello troppo alto, purtroppo: non più tracciabile ne´ controllabile; destinato, lo vedremo nelle tavole successive, a entrare dove non dovrebbe: case di riposo e popolazione anziana.

Qui la tavola completa: Datawrapper/ZDF.

Quando, dunque, perdiamo il controllo?

La verità è nei dati e non vi si può girare attorno: con il primo fine settimana dell´Avvento. Il primo weekend di shopping, inaugurato dal Black Friday.

Da quel momento il traffico nelle città aumenta, la frequentazione dei centri e delle strade commerciali. Esattamente una settimana dopo, il 4 dicembre, la curva torna esponenziale.

Non le scuole, dunque. Non lo sport. Non le giterelle d´autunno. Non chi arriva dall´Estero, ma lo shopping.

Lo shopping di massa. I centri cittadini che si riempiono.

A prescindere dalle regole su quanti clienti possono entrare in un negozio, il punto critico, dobbiamo dircelo, sono state le strade e i centri commerciali pieni di gente.

E non è colpa delle persone. Neppure troppo della politica. È semplicemente così. Una società, uno stile di vita, un modello che ci espone ovunque, in Europa, a questo rischio.

E dobbiamo decidere se e come controllarlo, e a quale prezzo. Senza additare, giudicare o ignorare. Ma spiegandoci e spiegando, questo sì, ed evitando comunicazioni pubbliche ambigue e contraddittorie.

Ragionate su questo, prima di accapigliarvi sulle foto delle folle di Mariahilfer Straße a Vienna, Corso Vittorio Emanuele a Milano, Via del Corso a Roma o Alexanderplatz a Berlino. Prima di additare le folle come immonde o celebrarle come eroici campioni di resistenza consumeristica.

Tavola 2: il mitico R0.

Il tasso R0 lo abbiamo imparato a conoscere. Sopra il valore 1, significa crescita esponenziale. Quello che viene detto meno è che, per essere calcolato correttamente, il tasso R ha bisogno che il tracciamento delle catene di contagio sia accurato. Ma non è più così, ne´ in Germania ne´ in Italia.

Il 75% dei contagi, in Germania, è di origine sconosciuta. Quindi questo valore significa ben poco e certamente non è utilizzabile per determinare ipso facto le decisioni da prendere.

Tavola 3. Questi invece sono i dati sulla mobilità.

Questi sono i dati aggregati e anonimizzati basati sui passaggi da una cella telefonica all´altra dei telefonini. Leggerli è meno difficile di quanto sembri: la curva segnala la variazione dei movimenti confrontata con i dati degli stessi mesi raccolti nel 2019. Non dicono cose controintuitive: il primo Lockdown di marzo aveva bloccato il Paese, dimezzando i movimenti delle persone.

La versione “light”, invece, ha ridotto la mobilità in modo poco evidente nel corso del novembre 2020.

Fonte: Robert-Koch-Institut, Gruppo di Lavoro analisi mobilità. Live monitor interattivo, report e dati.

In particolare, nella settimana 30.11 – 06.12, la variazione media è stata del -11% e se guardiamo al solo weekend del 5-6 dicembre, il secondo dell´Avvento + Shopping, la mobilità è addirittura pari a quella dell´anno precedente. E il giorno 8 dicembre, addirittura del 1% più alta!

HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA PRENATALIZIO.

Quello che non siamo riusciti a evitare.

Quello che vi ho fatto vedere nelle tavole precedenti avrebbe potuto anche essere tollerabile, con una demografia diversa e con un diverso e migliore sistema per la protezione delle categorie più vulnerabili. Ma la Germania non è un Paese di ragazzini.

23 milioni di tedeschi hanno piú di 60 anni.

Questo, forse, è il fallimento con cui anche la Germania dovrà confrontarsi quando sarà il momento di fare un bilancio definitivo di questa crisi.

Era stato un misto di fortuna e di terrore – quello ispirato dalle immagini di Bergamo – a far sì che nella prima ondata gli anziani fossero abbastanza protetti. Ma, alla lunga, la fortuna non basta. E i mesi estivi non hanno risolto il nodo chiave di come proteggere, senza trasformare in un carcere, le case di riposo. E di come proteggere le fasce più a rischio della popolazione senza ridurle a vivere come dei paria.

C´è una tavola – il formato lo conoscono bene gli appassionati di information design; si chiama heatmap – che secondo me dice tutto, ma proprio tutto del perché questa seconda ondata ha messo in ginocchio anche la Germania. I dati, machine readable, li trovate qui. Vengono aggiornati dal Robert Koch Institut ogni martedì.

Vi si vede come settimana dopo settimana una distribuzione, inizialmente concentrata su certe classi d´età, si allarga rapidamente verso l´alto e verso il basso. Verso gli anziani e verso i più giovani, fino a coprirle tutte.

Il dato delle celle è quello della incidenza settimanale delle nuove infezioni ogni 100.000 abitanti (in questo caso, ogni 100.000 persone in una certa fascia di età). Ogni riga è una classe di età. Ogni colonna una settimana. La settimana 10 corrisponde alla prima settimana di marzo.

Tavola 4. La distribuzione delle nuove infezioni per incidenza e fascia di età.

Source: RKI – elab. da me on Google spreadsheet

Tavola 5. Over sessanta e incidenza delle nuove infezioni.

Questa seconda vista (fonte: Olaf Gersemann, Redaktion die Welt) vi fa capire la rapidità con cui il virus ha “conquistato” gli over sessanta: qui i dati partono da fine ottobre. Il dato è sempre quello della incidenza settimanale dei nuovi casi su 100mila abitanti, che a questo punto vede le fasce piu anziane della popolazione contagiate in egual misura di quelle più giovani.

@OlafGersemann

Le inevitabili conseguenze e una amara verità: non esiste da nessuna parte una disponibilità infinita di terapie intensive.

Perché oltre alle macchine (made in Germany) ci vogliono le persone (spesso, not made in Germany) a seguire i pazienti.

A proposito dei cinque minuti alla mezzanotte… Una delle cose fatte bene – spinti dall´urgenza del momento – è stata la creazione del Registro DIVI a marzo 2020: si tratta di un registro unificato nazionale dei posti letto di terapia intensiva distribuiti fra cliniche pubbliche e private in tutti i Länder.

I dati di questo registro sono “open”. Sono accessibili a questo indirizzo, machine readable e aggiornati con un batch notturno ogni giorno. Molte testate giornalistiche hanno creato da questi dati delle dashboard interattive (quella del Berliner Morgenpost è un esempio eccellente, fatto con una library Python) in cui io, per esempio, posso inserire il CAP dove vivo e vedere quanti posti sono liberi/occupati nelle cliniche attorno a casa mia, e se occupati da casi Covid-19 o per altre ragioni. La ho consultata ieri. E mi sono preoccupata. Di seguito, la tavola che conta ai fini di questo post. 👇🏻

Tavola 6. Le terapie intensive tedesche in sofferenza.

Si favoleggia spesso sulle abbondanti terapie intensive di Germania, e in effetti lo sono. La situazione è migliore, per numero di abitanti, di quella austriaca e di quella svizzera, per fare due esempi affini.

Ma anche con più di 27mila letti “attivi” e una riserva di altri 11mila “attivabili”(girando personale da altri reparti, perché qui non siamo in Giappone e gli infermieri-robot-androidi non li abbiamo), la cosa si sta facendo seria, soprattutto per tutti gli altri che potrebbero avere bisogno di un letto per mille motivi diversi dal Covid-19.

La tavola è di buona leggibilità: rosso = Covid-19, arancio = tutti gli altri, grigio = posti ancora liberi e/o attivabili (Reserve). Il risultato, brutale. Solo il 17% dei posti in terapia intensiva al momento attivi sono disponibili e non c´è modo che la cosa possa migliorare nei prossimi giorni.

Con questa sesta tavola chiudo il percorso dei “cinque minuti a mezzanotte”.

Non ha senso mostrare le curve dei morti o le analisi sul tasso di mortalità comparato anno su anno. Non ha senso. Tanto i numeri li avete sentiti dai Tg, come i 590 del venerdì nero di Germania, il 12 dicembre. I modelli predittivi funzionano così bene da sapere già ora quante persone moriranno il giorno di Natale. Chiunque provi a raccontarvi che vabbè, vedremo, forse no, la stima è difficile… è un bugiardo o un ignorante.

I cinque minuti alla mezzanotte che stiamo vivendo qui sono anche la consapevolezza che una certa eccezione tedesca si sta sciogliendo come neve al sole, anche se siamo in inverno, e cullarsi in una illusione di “besser-macher” (quelli che fanno meglio) sarebbe fatale.

P.s. Tra le cose che il 2020 ci sta insegnando, è che dire “Noi faremo meglio di x, y, z” porta fottu…ente male!


Un finale che guarda al 2021. Esiste davvero untrade-off tra salute ed economia?

Della nuova scuola degli economisti tedeschi ho parlato già a giugno in una passata edizione di questa newsletter: post-ideologici, iper-pragmatici, convinti della importanza delle politiche attive.

In chiusura dunque vi propongo, in quattro bullet points e due link, una sintesi del pensiero e dei due principali think-tank del Paese – DIW Berlin e IFO München: semplice, brutale forse, ma schietta e limpida. E ottimistica, tutto sommato.

  • Il Lockdown-hard si doveva fare prima, molto prima di adesso. Meglio una cosa dura ma efficace che mezze misure e ondeggiamenti, inefficaci e capaci solo di trasmettere insicurezza.
  • Nel 2021 c´è un treno da agganciare: quello della ripresa che è già iniziata in Cina e in Asia, e che da marzo in poi nel 2021 andrà a un ritmo tale da generare una enorme domanda di beni di importazione. Che dobbiamo far arrivare dall´Europa, se siamo bravi.
  • L´ultimo trimestre 2020 sarà inevitabilmente di recessione, ma se sappiamo usare bene i prossimi due mesi, allora avremo un Paese (e un Continente) sano,che può (deve) agganciare questo treno.
  • QUOTE OF THE DAY “Il Lockdown è un investimento sul futuro”, Clemens Fuest, Presidente IFO, sulle colonne della Süddeutsche Zeitung.


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