In uno dei migliori libri apparsi nel 2019, trentennale della Riunificazione tedesca, il giornalista ed ex oppositore della DDR Ilko-Sascha Kowalczuk racconta tutti gli aspetti della transizione dalla DDR alla Repubblica Riunificata – lavoro, identità, cultura, femminismo, rappresentanza politica, vita sociale – e ne deduce una tesi netta: non di riunificazione si può parlare, ma di “Übernahme”, takeover, una acquisizione dell´Est da parte dell´Oves: neppure troppo amichevole.

“Die Übernahme: Wie Ostdeutschlhttps://www.amazon.de/Die-%C3%9Cbernahme-Ostdeutschland-Bundesrepublik-wurde/dp/3406740200and Teil der Bundesrepublik wurde” (L´acquisizione: come la Germania Est divenne parte della Repubblica Federale) è il titolo del libro.

Parte di questo processo di “acquisizione” spiega anche, secondo una ricerca pubblicata ora dalla Fondazione Otto Brenner, perché trent´anni dopo la caduta del Muro il mercato tedesco dei media – quotidiani e TV – sia ancora profondamente diviso. Il documento parla di numeri – quelli della circolazione dei quotidiani e settimanali sovraregionali, e quelli di chi lavora nelle redazioni a Est e Ovest – ma soprattutto racconta come ci si è arrivati, e formula proposte per il cambiamento.

I numeri.

Per capirli, giova una nota per noi italiani: in Germania il paesaggio della stampa, quotidiana e settimanale, distingue tra testate locali/regionali (destinate ai lettori dei singoli Länder) e testate “überregional”, sovraregionali, che hanno una diffusione allargata, potenzialmente nazionale. Sono, queste ultime, le testate più note anche in Italia: la Süddeutsche Zeitung, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), e tra i settimanali, lo Spiegel e la Zeit. Dei tre che ho citato, i dati sulla diffusione nei Bundesländer della ex-DDR danno perfettamente la misura di una divisione ancora in atto:

  • la Süddeutsche Zeitung, da Monaco di Baviera, vende il 2,5% della sua circolazione totale nei nuovi stati federali;
  • La FAZ, da Francoforte, vende il 3,4% a Est;
  • lo Spiegel, da Amburgo, circa il 4%;
  • la Zeit, da Amburgo, arriva al 6%, grazie anche al presidio redazionale lanciato in Sassonia nel 2019 (Zeit im Osten).

Non sono solo i numeri delle copie vendute e diffuse a parlare di una frattura ancora profonda, ma le persone che popolano le redazioni:

  • Ad oggi, anche i giornali regionali con sede all´Est hanno per lo più un caporedattore tedesco occidentale e sono proprietà di editori basati all´Ovest.
  • Non c’è praticamente nessun tedesco dell’Est (Ostler, Ossi) nelle suite esecutive dei principali media della Repubblica Federale, inclusa la TV pubblica.
  • La situazione non è migliore quando si tratta di formare i giornalisti: le scuole di giornalismo, finanziate dai grandi editori, non formano quasi nessun giovane giornalista nato nella ex Germania Est.

La situazione non e migliore nelle TV pubbliche, ARD e ZDF. L´unico canale nazionale che ha sede a Est è il canale per bambini, il KIKA Kinderkanal, a Erfurt.

Per il resto, solo sedi e canali regionali.

Perché questi numeri contano?
Perché serve una ricerca per riportarli all´attenzione pubblica?

Frustrazione, mancanza di fiducia, e praterie per gli antidemocratici.

Questi numeri parlano di sfiducia, soprattutto. I lettori a Est non si sentono rispecchiati dal racconto mediatico dei grandi giornali sovraregionbali, e ne hanno ben donde. La mancanza di una prospettiva autenticamente ossi ha comportato per troppi anni una rappresentazione fatta di pochi temi e reportage stereotipati: neonazi, Stasi, doping nello sport, la cattiva gestione economica della DDR (mai dei successi, che pure c´erano), il regime ingiusto, i disastri ambientali (spesso condivisi con l´Ovest) e la terribile vicenda del Muro.

Uno sguardo limitato e spesso “dall´alto in basso” che ha alienato lettori e prodotto una diffidenza che, dal 2015 in poi (l anno della crisi dei migranti), è esploso al grido di “Lügenpresse“, stampa bugiarda.

La ricerca della Fondazione Brenner racconta in modo diffuso come si è arrivati a questa frattura. E così facendo completa, a suo modo, il racconto del libro che ho citato prima, illuminando l´altro aspetto della “acquisizione” della Germania Est: quello dei media locali, divorati – e annichiliti – dagli editori occidentali. La storia di questo takeover ve la riassimo io qui.

1990-1991: come i media dell´Est sono diventati proprietà dell´Ovest.

La DDR era un paese fiorente di giornali: nel 1989 contava 39 quotidiani, con una tiratura totale di ca. 10 milioni di copie. L’80-90% delle famiglie era abbonato ai quotidiani, molti avevano anche più di un giornale e una rivista nella loro cassetta della posta.

17 quotidiani erano direttamente controllati dalla SED, il partito unico socialista della DDR, e fungevano da megafoni del partito. Con una circolazione combinata di 7 milioni di copie, questi “megafoni” servivano il 70% della circolazione totale. C´era però anche una stampa quasi indipendenti, nei limiti del posssibile: per quanto debole, ve era uno spazio per le libere opinioni.

Soprattutto, si trattava di giornali molto accessibili: abbonamenti a prezzo politico, testi scritti per essere capiti, e una certa vocazione a portare l´alta cultura alla portata di tutti. I tedeschi dell´Est leggevano parecchio.

1990: wind of change e grandi speranze per il giornalismo.

L´entusiasmo del dopo muro fo anche di tipo giornalistico: nella prima metà del 1990, a muro caduto e pochi mesi prima della Riunificazione, furono fondati circa 100 nuovi giornali, 30 dei quali provenienti dagli ambienti dei diritti civili. Sono durati pochisimo.

Perché, nel frattempo, era cominciato il takeover occidentale sui media della ex-DDR. La storia di come questa Übernahme è avvenuta e´ la stessa di quella delle industrie DDR. La Treuhandanstalt, il trust di stato incaricato di gestire ristrutturazione e vendita degli asset DDR, rapidamente – e con molte pressioni politiche a favorire questo o quell´acquirente – si occupo di gestire la vendita di giornali ed editori ai gruppi media della Germania Occidentale. Di fronte a questi gruppi, i nuovi piccoli editori autofinanziati della ex-DDR non avevano alcuna possibilita di riuscire.

La “svendita” fu per gli editori dell´Ovest, che non sempre navigavano in buone acque, un affarone: i giornali regionali dell´Est disponevano di posizioni di monolio locale e tirature altissime, in confronto ai giornali locali dell´Ovest: anche di 500- 600mila copie, che per il nuovo mercato degli annunci e della pubblicità significava profitti immediati e sicuri.

La Treuhand vendette agli edtori occidentali media per un valore totale di 1,2 miliardi di Euro. Secondo gli accordi, questi editori non avrebbero potuto acquistare più di un giornali alla volta, ma non andò cosi. Di fatto, alcuni grandi editori – Gruner und Jahr, Burda, Bauer, Springer, Holtzbrinck, DuMont – poterono costituire veri monopoli e accordarsi fra loro per consolidarli. Questo processo fu così veloce, assai più veloce degli altri comparti gestiti dalla Treuhand, che si potè considerare concluso già nell´Estate 1991.

1991-2000 anni d´oro per gli editori, meno per i cittadini dell´Est.

  • Gli anni ’90 sono stati tempi d’oro per gli editori di giornali tedeschi. La crisi è iniziata nel 2001, quando Internet ha cominciato lentamente a sottrarre il business pubblicitario ai giornali tradizionali.
  • Nel frattempo, le redazioni dell´Est si erano riempite di giornalisti e caporedattori dell´Ovest. I lettori dell´Est o sono scomparsi perche immigrati all´Ovest o si sono ritirati verso la poca stampa locale a cui ancora davano fiducia.
  • Nel frattempo, la grande stampa nazionale dell´Ovest non faceva molto per integrare gli Ostler nelle loro redazioni. L´unica eccezione fu davvero, e assai tardi, quella della Zeit, quando decise di affidare a due suoi brillanti redattori, tra cui la columnist Jana Hensel, una redazione locale in Sassonia. Senza redattori che conoscessero bene la ex-DDR, inevitabilmente mancò empatia nel raccontare le esperienze traumatiche che la popolazione dell´Est stava vivendo – perdita non solo del lavoro, ma dei punti di riferimento sociali, culturali e identitari -. Molti di loro si trovarono a sentirsi incolpati della loro miseria. La visione prevalente fu quella di un popolo ingrato di fronte alla fortuna che aveva di essere assorbito nella Bundesprepublik Deutschland.
  • Poco da stupirsi, se oggi regna ancora diffidenza.

Oggi e domani.

Lo studio, che in modo construttivo si conclude con delle proposte per rimediare a questa frattura – per esempio, facendo accedere più giovani alle scuole do giornalismo – è stato molto commentato da tutti i media in questi giorni, anche da quelli – come SZ – tra i “colpevoli” di aver poco integrato un punto di vista Ossi nella loro narrazione.

Il punto di vista più originale di recepire il documento l´ho trovato sul magazine di cultura politica Cicero (sede a Berlino, quindi ne´ Ossi ne´ Wessi). Cicero fa notare come, nonostante le molte difficoltà, nei Bundesländer della ex-DDR in questi ultimi due decenni sia cresciuta una ottima editoria, e quotidiani che fanno un lavoro egregio anche nel raccontare il mondo e gli Esteri. Quindi, tutto sommato, questa frattura nel lettorato est-ovest non è poi cosi drammatica. Se i quotidiani e i settimanali dell´Ovest non riescono a piacere sul Baltico o nella Turingia, colpa loro.

Soprattutto, nel 2021, la varietà di offerta culturale guidata da Internet e una nuova generazione di lettori che si sentono a loro agio anche a leggere la stampa estera, ha forgiato una nuova opinione pubblica che non ha nessun senso di inferiorità. La Sächsische Zeitung, un esempio citato da Cicero, sicuramente non fa un lavoro peggiore della Süddeutsche sotto molti aspetti. Quando si tratta di diversità di opinioni, anzi, è ancora più avanti. Poiché la gente dell’Est ha sviluppato un’allergia al paternalismo premuroso come risultato della sua esperienza nella DDR, ha preteso e ricevuto una discussione libera e ampia dei temi che sono rilevanti per loro dai loro rispettivi giornali.

Quindi, quando la Süddeutsche, nel commentare la ricerca della fondazione Otto Brenner, lamenta la quantità di “non lettori” della Germania Est, sbaglia bersaglio. Non è che tutti i dibattiti dell´Ovest siano altrettanto rilevanti a Est. E, ricorda Cicero, la vita nell´era di Internet è possibile anche senza un abbonamento alla FAZ.

Una nuova consapevolezza che a Ovest fa paura.

Quando nel 2019 Silke e Holger Friedrich, coppia di imprenditori high-tech di Berlino Est, hanno comprato l´ex quotidiano della SED Berliner Zeitung dall´editore Dumont, la cosa fece parecchio notizia e fece pure storcere il naso agli editori dell´Ovest. Non per caso, la scoperta che a 17 anni Holger Friedrich era stato un informatore della Stasi venne usata immediatamente contro di lui: non solo un editore non puro, ma anche uno che con la DDR aveva collaborato!

Al di là della vicenda personale dei Friedrich, è evidente che oggi i Bundesländer dell´Est sono pronti a reinterpretare se stessi e la propria storia. E questo fa paura. Ma è anche una straordinaria opportunita per fare della editoria tedesca un luogo di innovazione – grazie a forze nuove e non legate a editori tradizionali – e disponibilità a dibattere su tutto, anche su temi tabu. In un anno cruciale come questo 2021, superare la divisione in due dei media tedeschi a partire dall´ Est, piuttosto che da dall´ Ovest, potrebbe essere una straordinaria occasione per il Paese.


Il report è scaricabile qui:
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