Al momento in cui scrivo, la Germania è alle prese con la terza ondata della pandemia, una serie di polemiche sulla gestione della stessa nei Länder, e il tentativo – in corso – del governo federale della Cancelliera Merkel di avocare a sè la gestione delle restrizioni e del prossimo, inevitabile, Lockdown.

La fiducia nelle istituzioni, che pure fino all´autunno scorso era altissima, vacilla. Quella negli scienziati resta alta. E i media? Con l´eccezione della Bild, i media in Germania hanno cercato durante tutta la pandemia di non polarizzare le opinioni e molto si sono impegnati a divulgare dati e scienza. Ma in questo momento, stretti tra una epidemia quasi fuori controllo e una campagna elettorale tesissima, difficile dire quanto le persone continueranno a fidarsi.

E tuttavia, il 2020 è stato un anno in cui la fiducia dei tedeschi nei media tradizionali – TV pubblica, quotidiani regionali e sovraregionali soprattutto – non è mai stata così alta.

Un capitale di fiducia da non disperdere e, soprattto per la stampa, da capitalizzare per la trasformazione dei propri modelli di business in direzione paid subscription.

Die Mainzer Langzeitstudie Medienvertrauen 2020.

L´ultima fotografia, aggiornata al novembre-dicembre 2020, del rapporto fra tedeschi e media la offre l´Istituto di Giornalismo della Università di Magonza (Mainz), con una indagine che conduce da sette anni. Nella sua ultima edizione, pubblicata ad aprile 2021, il rapporto sottolinea come la crisi pandemica abbia riportato i media al loro ruolo tradizionale di punto di riferimento e orientamento sui grandi temi.

Il 2020 è stato, in Germania come nel mondo, un anno di grande incertezza: mentre all´inizio stavano in primo piano le domande sui pericoli e sulla diffusione del SARS-CoV-2, nei mesi successivi sono state le misure di contenimento e la loro proporzionalità ed efficacia a tenere impegnata l´opinione pubblica. Dall´estate in poi, anche i negazionisti e le loro manifestazioni hanno giocato un ruolo.

Nel cercare informazioni, i cittadini si sono trovati di fronte a una molteplicità di fonti – scientifiche e non – talune confuse o non facilmente intelleggibili. Il flusso delle notizie era così rapido che anche i più esperti hanno fatto fatica. Qui entra in gioco la fiducia nelle fonti di informazione, e i 1207 cittadini (18+ anni) interrogati dall´Università di Mainz con metodo CATI hanno dato un responso chiaro e rassicurante.

La fiducia dei tedeschi nei media non solo è aumentata rispetto ai sei anni precedenti, ma ha raggiunto il suo livello più alto finora: il 56% degli intervistati si è detto d’accordo con l’affermazione: “Quando si tratta di cose veramente importanti – come problemi ambientali, pericoli per la salute, scandali politici e crisi – ci si può fidare dei media”. Nei sondaggi precedenti, la cifra stava di solito tra il 41 e il 44%, e addirittura al 28% nel 2015, l´anno della crisi dei migranti.

Anche il numero di persone di principio ostili alla rappresentazione della realtà fatta dai media tradizionali – quello che il rapporto di Mainz chiama il “mediacinismo” – a dicembre 2020 era a un minimo storico: un 11% di interrogati era ancora convinto che la popolazione in Germania è sistematicamente ingannata dai media, e un 15% era d´accordo con l´affermazione che media e politica viaggerebbero “mano nella mano” per manipolare l´opinione delle persone. Nel 2019, solo un anno prima, questa percentuale era del 23%. Complessivamente, sono molte di più le persone che rifiutano le dichiarazioni che accusano i media di manipolazione deliberata.

Interessanti anche i dati riferiti ai grandi temi, a partire ovviamente dalla pandemia di Covid-19. Qui, mi permetto una testimonianza personale: la TV di stato in Germania, così come i principali quotidiani e settimanali del Paese, hanno fatto un lavoro poderoso di giornalismo esplicativo e anche di aiuto pratico. Dalle data visualization alle spiegazioni approfondite ma chiare, fino allo sforzo sistematico di pubblicare tabelle che aiutassero i lettori a orientarsi tra le diverse – e queste sì, davvero confuse – norme di contenimento regionale così come la lista dei numeri da chiamare o dei sintomi da monitorare e cosa fare in caso di sospetta infezione, per tutti l´accesso a queste informazioni è stato capillare e pervasivo. Il giornalismo qui ha fatto in generale un buon lavoro – salvo le polemiche più recenti sulle misure di contenimento applicabili: nulla però, duole dirlo, di paragonabile alla isteria e alla mancanza di precisione di quanto visto in Italia.

Torniamo ai dati della ricerca. Il 63% dei tedeschi si è fidato della copertura della pandemia da parte dei media tradizionali.
Di questa crescente fiducia hanno beneficiato anche gli altri grandi temi coperti dai media: il cambiamento climatico e l´Islam.

Alla fine del 2020, la piena fiducia in come il cambiamento climatico viene raccontato era accordata dal 55% degli intervistati. Il 39% invece ha dato fiducia al racconto dei media dei temi legati all´Islam. Pur se con proporzioni diverse, si tratta comunque di due dati in grande aumento rispetto al 2019. Questo suggerisce che un buon lavoro fatto su un argomento sviluppa un capitale di fiducia che si riverbera sul resto della copertura mediatica.

TV di Stato e altri media.

Questo rapporto, ma anche i dati sul consumo dei contenuti via web e nella app, così come i dati di ascolto televisivo, confermano poi il rafforzamento della centralità delle TV di Stato. La piena fiducia in ARD e ZDF è sempre rimasta su livelli alti, ma alla fine del 2020 era addirittura al 70%. La distanza rispetto alle TV private (23%) e ai Tabloid (leggi soprattutto Bild, 7%) è abissale. Il 60% degli intervistati ha confermato di utilizzare le offerte delle emittenti pubbliche quotidianamente o quasi quotidianamente, in aumento rispetto al 51% del 2019.

Online: social vs youtube vs messenger.

Sul mondo online, due osservazioni sono confermate da questo studio. Da una parte, i tedeschi sono consapevoli della inaffidabilità dei social media, per non dire dei gruppi chat, rispetto a temi così importanti. Dall´altra, il lavoro pregevole di alcuni giovani divulgatori, come Mai Thi Nguyen-Kim – chimica, youtuber (il suo canale MaiLab ha un clamoroso successo in Germania), ora collaboratrice di ZDF e insignita di recente della Croce al Merito della repubblica – ha nobilitato Youtube e dimostrato il suo potenziale di diffondere contenuti seri e approfonditi. Questo ha contribuito a fare di questo canale la sola eccezione rispetto alla generale bassa fiducia nei confronti delle fonti online-only.

Mai Thi Nguyen-Kim Source: ZDF

Chiudo questa sintesi da dove ero partita. Questo capitale di fiducia è per definizione instabile. Il 2021 finora è stato qui in Germania assai stressante. Di fronte alla seconda e alla terza ondata della pandemia abbiamo scoperto di non essere i primi della classe. La campagna vaccinale, che ha finalmente preso ritmo solo dalla seconda settimana di aprile, ha sofferto delle stesse frustrazioni degli altri Paesi europei. In più, l´incapacita di trovare una quadra tra Bund e Länder su come gestire queste nuove ondate, e la sofferenza di molti per le misure di contenimento, stanno testanto parecchio la tenuta del Paese. Che proprio ora inizi la campagna elettorale più incerta di questi ultimi sedici anni, richiederà ai media di fare il loro mestiere al meglio, ma anche a tutti noi di tenere la testa bene sulle spalle. Non sarà facile. Ma il cuore della faccenda resta il ruolo ancora prezioso, fondamentale, che un buon sistema media e un buon giornalismo hanno per il progresso di un Paese.

Lo studio è scaricabile da questo link:
https://medienvertrauen.uni-mainz.de/files/2021/04/Medienvertrauen_Krisenzeiten.pdf

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